Radici: un'opera per ricordare l'anima del Sulcis Iglesiente


Scritto da gea-staff
pubblicato il 05/04/2018 aggiornato il 26/04/2018
Autore: Manu Invisible
Categoria: street-art
Letture: 825 ( Aggiornato il: 19/08/2019 14:05 )
street-art
Credits: Manu Invisible

L'opera murale intitolata Radici è stata dipinta nel marzo del 2018 dall'artista internazionale Manu Invisible sulla facciata dell’aula magna della Scuola Secondaria di Primo Grado Eleonora d'Arborea ad Iglesias (Sardegna), affianco al Municipio. 

L'intervento artistico, inaugurato il 13 marzo 2018, è stato commissionato e promosso dalla stessa amministrazione comunale.

Il completamento della suggestiva opera murale è stata annunciata dall'artista Manu Invisible attraverso un post nei social:

<< L'opera Radici esprime un forte valore identitario per tutto il Sulcis Iglesiente, rievocando la memoria di tutti i minatori di questa zona, che hanno dedicato la propria vita all'economia della Regione e della Nazione intera.
Il termine "Radici" è la metafora che esprime l'appartenenza ai propri valori, ai sacrifici di un'intera terra. >>

La storia mineraria (documentata) della Sardegna e in particolare del Sulcis Iglesiente risale fin dall'antichità: all'epoca del Conte Ugolino Della Gherardesca. I Della Gherardesca, infatti, furono una delle casate pisane di Donoratico più importanti ed influenti della Sardegna, ove si insediarono a seguito dell'espansione della Repubblica di Pisa nel mediterraneo.
Nel 1258 alla casata pisana venne assegnata la gestione della parte ovest del Giudicato di Cagliari che comprendeva: Sulcis, Decimo, Cixerri e Nora (l'attuale Sulcis-Iglesiente, ndr). Sotto il loro controllo l'isola ha vissuto il boom estrattivo più grande della propria storia; i minerali maggiormente estratti erano: piombo, carbone, ferro, rame, argento e zinco.
In quel periodo, al fine di aumentare e perfezionare le tecniche estrattive, i Della Gherardesca incentivarono il trasferimento dalla Toscana delle migliori maestranze locali innescando quel fenomeno demografico che diede vita al centro abitato Villa di Chiesa, oggi conosciuta come Iglesias.

La foto che ha ispirato Manu Invisible rappresenta uno dei reperti fotografici storici della miniera di Bacu Abis, la più antica di tutto il Sulcis. Il suggestivo scatto è degli inizi del XX secolo a cura di Costa Guido e ritrae alcuni minatori all'uscita di una cava. Un simbolo che, come sottolineato dallo stesso artista, rievoca la storia e l'essenza di questa zona e di un'intera generazione che ha sacrificato la propria vita per le proprie famiglie e la propria terra.

Bacu Abis - Miniera

Come molti sapranno, la vita del minatore è sempre stata dura e piena di sacrifici sia per le condizioni a cui erano sottoposti che per il ritmo di lavoro: temperature elevate (anche intorno ai 40°), poca illuminazione, aria malsana etc.. La loro settimana lavorativa iniziava il lunedì mattina, a mezzoggiorno, e terminava il sabato, sempre a mezzogiorno; ogni turno di lavoro era costituito da 12 ore, e non avevano l'autorizzazione ad abbandonare il proprio "posto di lavoro". Durante l'estate le attività estrattive venivano interrotte a causa delle alte temperature (esterne, figuriamoci quelle interne!, ndr) e della diffusione della malaria. "Niente lavoro, niente paga".
E i rischi a cui erano sottoposti? Elevati! Dal pericolo di caduta massi al crollo della volta, dagli allagamenti agli investimenti da parte di un vagone; oppure, per chi maneggiava esplosivo, il rischio di saltare in aria. Infine, non per questo meno importante, il rischio più subdolo, quello per la salute. Non erano rare le malattie dovute alle inalazioni quotidiane delle polveri. Una fra tutte: la silicosi.
Tutto questo in cambio di un salario bassissimo, spesso ai minimi storici. In alcune cave, ad esempio, la paga per i manovali era legata al numero di vagoni che riuscivano a riempire.

Nonostante negli anni si sia assistito ad un'evoluzione delle tecniche estrattive, le condizioni di lavoro "massacranti" dei minatori non si sono mai affievolite. Anzi. In determinati periodi storici lo "sfruttamento della manodopera" venne intensificato fino a scatenare le proteste dei lavoratori culminate, in alcune circostanze, in veri e propri scioperi. 
Indelebile nei ricordi sardi è l'eccidio di Buggerru del 4 settembre 1904. Per la prima volta venne organizzato uno sciopero nazionale contro le condizioni di lavoro disumane nelle miniere. La reazione dello Stato non si fece attendere e fu violenta. Durante la manifestazione il Regio Esercito, impiegato per placare la protesta, aprì il fuoco provocando 4 morti e 11 feriti.

La storia non solo ci ricorda i grandi sacrifici da parte dei minatori, ma anche l'incessante sfruttamento e la costante devastazione del territorio sardo a favore dei "colonizzatori del momento". Un vero e proprio scempio e saccheggio delle inestimabili risorse dell'isola che con il tempo, in molte zone, ha provocato notevoli danni ambientali: dalla contaminazione delle falde acquifere (cianuro, mercurio, ferro, piombo etc..) alle colline sventrate ed abbandonate, dalle bonifiche mai effettuate al disboscamento "selvaggio". E così via..

Dal 13 marzo 2018, giorno in cui l'opera è stata inaugurata, tutti i cittadini possono passare nei pressi della Scuola Secondaria di Primo Grado Eleonora d'Arborea ed ammirare la nuova pittura murale. Chiudendo gli occhi è possibile fare un salto nel passato ed immaginare (o ricordare, per chi l'ha vissuto) quel pezzo di storia sarda che, nel bene o nel male, ha influenzato e segnato l'identità di una terra: la Sardegna.

Come sosteneva Marcus Garvey: "un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici".
Se non vogliamo perdere la nostra identità, se vogliamo guardare al futuro coscienziosamente, scopriamo e valorizziamo la nostra storia. Anche perchè rappresenta l'unico modo per "sperare" di non commettere gli stessi errori del passato e tentare di salvaguardare un territorio nell'interesse dell'intera collettività.
E delle future generazioni.


Approfondimenti

La miniera di Bacu Abis è la più antica di tutto il Sulcis.
Il primo giacimento venne scoperto nel 1851 e per avviare l'estrazione del carbone, nel 1873, venne costituita a Torino la Società anonima miniere di Bacu Abis attraverso un accordo tra l'Ing. Anselmo Roux e la Compagnia Generale delle Miniere. La società sfruttò le miniere fino al 1933, anno in cui venne dichiarata fallita per difficoltà finanziarie.
In quello stesso anno tutte le concessioni minerarie per l'estrazione del carbone vennero rilevate dalla neo Società mineraria carbonifera sarda (Carbosarda, o MCS), un'azienda statale costituita dal governo centrale con lo scopo di conseguire l'autosufficienza energetica.
Agli inizi degli anni 60 tutte le miniere vennero chiuse definitivamente.


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Riferimenti /Ringraziamenti

Manu Invisible


Leggi anche Sardegna: sintesi di una lunga storia di colonialismo



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