Non c’è Jana senza fili


Scritto da gea-staff
pubblicato il 08/10/2016 aggiornato il 11/10/2016
Autore: Daniela Frongia Jana S
Categoria: opere varie
Letture: < 200 ( Aggiornato il: 14/10/2019 17:05 )
opere varie
Credits:

Un giorno mentre passeggiate, avventurandovi nell'entroterra sardo, alla ricerca e (ri)scoperta di domus de janas, vi potete ritrovare di fronte ad una di queste suggestive installazioni durante un'esposizione della creativa e giovanissima artista san gavinese, Daniela Frongia.
Un'opera legata a tradizioni e racconti leggendari della Sardegna.

Questa installazione è stata realizzata dall'artista durante una passeggita "ArTeologica", nel giorno dell'equinozio di primavera il 22 marzo 2015, presso una domus de janas a Villa Sant'Antonio.

In questa occasione Daniela ha realizzato - interamente a mano - un libro con un racconto ricamato ed illustrato con materiali caratteristici come lana e gli stessi capelli dell'artista. Oltre a ladiri cotti e crudi, e uno degli strumenti tradizionali della filatura. Il fuso.

Vi riportiamo il racconto scritto dalla stessa Daniela e riportato nel libro:

<<Un soffio di polvere di terra si mescolò all'acqua e alla paglia, che, girando vorticosamente creò l’abbondanza e l’armonia.
Due grandi corna si innalzarono sul capo.
Passo dopo passo sparse briciole di terra fino a raggiungere il fuoco, una pietra di terra dalla pelle sporca ricoprì un corpo rosso intenso, pulsante di vita.
Tra boschi e colline, grandi bocche spalancate urlarono la sua casa.
Nella sua Domus si addormentò e sognò. Le sue corna iniziarono a tessere racconti filati di lana.
L’anima della Jana si riempì così tanto da non trovar più limite al suo immenso fare
.>>

 "Ierogamos", dal greco  "ἱερός", sacro, e "γάμος" matrimonio.

Questo termine rispecchia, più che l’unione vera e propria tra due persone, il riflesso manifesto di un lavoro lungo e laborioso operato dall’uomo nella sua totalità con l’universo.
Si tratta, di una fusione vera e propria, dove i due principi, uniti e fusi, non conservano più niente della loro vecchia sostanza e identità, la trasmutano “perdendosi” nell’altro, diventando Unità. Un sacrificio dell’uno verso l’altro.

L’opera parte dal principio di pensiero trasformato in racconto; una forma unita e fusa nel concetto di armonia universale.
Il matrimonio tra l’uomo-animale e la natura-arte.
Un dialogo cucito e palpabile, tra il bianco della lana e il nero dei capelli. Trame sottili che si intrecciano nelle parole che divengono forma.

La scrittura si presenta di difficile lettura; un’elementare e distorta calligrafia per annullare la meccanicità del progresso moderno-contemporaneo, che annienta e aliena dal sentimento-empatia. Solo la luce, trapassando le pagine, può eliminare quel velo di incomprensione dell’occhio distratto e allenato all’immediatezza.

L’opera si presenta come un corpo di fili, linfa vitale della conoscenza, protetto e legato alla sua pelle di "pietra".
Da terra a pietra, da pelle a corazza. Il cordone dell’unione alla vita. Il passaggio di stati, emotivi e tattili, attraversano gli elementi primordiali del fuoco, dell’acqua, della terra e dell’aria.
Il seme dell’unione non può che evolversi in fiaba da germogliare, raccogliere e raccontare; ai nostri figli.

[descrizione a cura della stessa artista]

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