Cile - Cenni sul golpe, repressioni e muralismo


Scritto da gea-staff
pubblicato il 27/10/2016
Categoria: cultura e tradizioni
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cultura e tradizioni
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Dopo le elezioni presidenziali del 1970 il Congresso cileno fu chiamato a nominare, come previsto dalla costituzione, il presidente scegliendo uno dei due candidati che avevano preso più voti: Salvador Allende con il 36,3% e il conservatore di destra (ed ex presidente) Jorge Alessandri Rodríguez con il 35,8%.


Il Congresso nominò Allende ma buona parte della società cilena si oppose supportata delle pressioni della displomazia americana che temeva ripercussioni economiche se il piano di nazionalizzazione radicale proposto da Allende fosse attuato. Infatti, Allende intendeva nazionalizzare tutte le aziende del paese incluse quelle nel settore del rame.
Uno delle prime reazioni americane fu quella di bloccare gli aiuti economici che fino a quel momento avevano garantito al paese. Una scelta che portò il paese, e in particolare le classi più povere, ad un rapido declino socioeconomico.

I malumori sfociarono nel famoso golpe dell'11 settembre 1973 in cui prese il potere Augusto Pinochet e che diede luogo ad una delle più sanguinarie e feroci repressioni che stroncò l'onda dei radicalizzazione partita nel 1968.

Durante il golpe, il palazzo presidenziale della Moneda, venne circondato e bombardato. Dopo l'assalto dei militari venne mostrato in pubblico il corpo del presidente Allende che, per alcuni, morì suicida mentre, per altri, combattendo con onore fino all'ultimo.
Nelle ore successive venne rilasciato un comunicato in cui si comunicava che le forze militari e di polizia avevano liberato il paese dal giogo marxista.
Venne istituito immediatamente il coprifuoco in tutto il paese; vennero soppresse varie testate giornalistiche; venne abolito lo stato presidenzialista istituito nel 1925 e vennero sciolte sia la Camera dei deputati che il Senato, inclusi tutti i partiti.
In particolare il Partito Comunista e il Partito Socialista vennero messi fuori legge.
Stessa sorte per tutte le altre organizzazioni rivoluzionarie.
Tutti i poteri, incluso quello legislativo, vennero trasferiti ed accentrati alla giunta militare di governo (junta militar) guidata dal generale Pinochet.

Lo stadio Estadio Nacional de Chile venne trasformato in un vero e proprio campo di concentramento, in cui vennero rinchiusi i vari prigionieri (uomini, donne e bambini).

Anche la politica economica del paese cambiò drasticamente e rapidamente.
Il nuovo governo modificò il modello indirizzando il paese verso la svolta liberista: un liberismo sfrenato. Tutte le azienda nazionali vennero privatizzate; i terreni che erano stati espropriati negli anni passati vennero restituiti ai precedenti proprietari; vennero aboliti tutti i dazi doganali e vennero incentivati gli investimenti stranieri.
Un'altra riforma portata avanti dal nuovo governo fu quella di tagliare la spesa pubblica, soprattutto quella assistenziale e sociale.
Nell'arco di pochi mesi, l'inflazione aumentò vertiginosamente e la moneta locale - il peso - si svalutò repentinamente.
Gli effetti sui salari non tardarono ad arrivare. Dopo circa di 10 anni di dittatura, persero il 50% del potere di acquisto.

Gli USA, appoggiando la dittatura di Pinochet, vollero mandare un forte monito a tutti i partiti socialisti del mondo con l'obiettivo di impedire la formazione di governi di ispirazione socialista nell'America Latina, anche se eletti democraticamente.
Tale "pressione" è stata concretizzata e supportata dalla nota operazione Condor.


Gli anni 70 rappresentarono per il Cile anche il periodo in cui nacque e si diffuse il muralismo come forma primaria ed immediata di manifestazione.
Erano dipinti dalle forme semplici ed elementari, spesso con frasi e/o testi esplicativi.
I primi gruppi di pittura, come le Brigadas Ramona Parra, nacquero con l'intento di propagandare la candidatura di Salvador Allende alle presidenziali del 1970.
Dopo il golpe, però, vennero etichettati come sovversivi e perseguitati perchè Pinochet ne volle bloccare la diffusione.
Una delle conseguenze immediata di questa repressione per i vari attivisti culturali ed intellettuali fu l'emigrazione, in particolar modo verso la Francia e l'Italia.

Due di questi esuli, Alan Joffrè e Uriel Parvex, giunsero a Villamar in Sardegna nel 1976 e fondarono la Brigata Muralista Salvador Allende. Con loro gran stupore, si accorsero che il muralismo era già arrivato nell'isola qualche anno prima.



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Riferimenti /Ringraziamenti


Vi consigliamo un'interessante articolo sul golpe del Cile e del Unidad Popular scritta da Diego GiachettiLa tragica conclusione dell'esperienza di Unidad Popular in CIle

Un'altra lettura consigliata è tratta da Wikipedia sul Golpe cileno: Golpe cileno del 1973.

Scopri il clima di protesta degli anni 70/80 in Sardegna e il muralismo sardo che ne conseguì: Sardegna anni 70/80


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